Food Design

Cambiare il mondo non basta. Lo facciamo comunque. E, in larga misura, questo cambiamento avviene persino senza la nostra collaborazione. Nostro compito è anche d’interpretarlo. E ciò, precisamente, per cambiare il cambiamento. Affinché il mondo non continui a cambiare senza di noi e alla fine si muti in un mondo senza di noi. (Günther Anders)


Il food design è il modo in cui gli atti alimentari possono essere progettati a partire dal cibo verso cui si orientano. Cibo e atti alimentari sono infatti entrambi suscettibili di progettazione, ma con una importante distinzione. Il cibo, ciò che si mangia realmente e il relativo contesto immaginario e simbolico, può essere progettato e prodotto per via diretta e pratica, gli atti alimentari possono invece essere progettati solo per via indiretta. Posso progettare e produrre oggi un ristorante o un pasticcino per vegani, ma non posso, ad esempio, determinare a tavolino la “veganitá” delle persone senza rimodellare tutto il sistema di valori sottostante.
In una visione di più ampio respiro possiamo affermare che se lo scopo del food designer è progettare atti alimentari egli, per far questo, è costretto a passare per la progettazione del cibo. Come progettisti non vogliamo semplicemente progettare ristoranti e pasticcini, ma vogliamo anche che siano frequentati e mangiati. Non ci basta andare a pesca, vogliamo anche che i pesci abbocchino. Non ci basta che il mondo cambi, vogliamo anche che lo faccia secondo i nostri desideri. Ma i desideri di chi?

Sotto questa luce il food design appare allora più come un meta-progetto il cui fine è partecipare all’evoluzione dei valori sociali che le esche cibarie incarnano sensibilmente.

Questa constatazione corre parallela ad un’altra, non meno importante per noi. Se è vero che come esseri viventi siamo fatti di ciò mangiamo va anche detto che come umani siamo gli unici ad avere la capacità di fare ciò che ci fa, cioè siamo capaci di progettare e produrre oggi le esche cui abboccheremo domani. Le esche umane, come sappiamo, nascondono sempre delle intenzioni di coloro che le hanno prodotte pronte per essere ingerite e incorporate come inconscio sociale e culturale. Apprendere a progettarlo implica dunque il saper riconoscere queste intenzioni per poterle poi accettare, condividere, formare, rifiutare, combattere o riformare. L’essere umano conosce la libertà perché cucina. Progettare il cibo significa dunque non solo saper fare riferimento ai contenuti simbolici, storici, cerimoniali e immaginari del problema della nutrizione umana, ma, cosa ben più importante, implica assumersi la responsabilità di cucinare la propria autonomia. L’essere umano è infatti l’effetto del proprio agire che trasforma la natura in mondo. Per questo ogni molecola di cibo che introduce nel suo corpo, assieme a una parte di questo mondo, porta inevitabilmente con sé anche le intenzioni che l’hanno formato. Progettare gli atti alimentari implica dunque, necessariamente, anche il progetto delle intenzioni che ci fanno.

Ogni atto alimentare è un atto d’incorporazione, ogni suo progetto non può che essere un progetto etico.

Atti Alimentari

Una volta avevo un professore che amava dire agli studenti che esistono solo dieci trame diverse in tutta la narrativa. Beh, io sono qui per dirvi che si sbagliava, c’è né soltanto una: chi sono io? (The Amazing Spider-Man)


Gli atti alimentari di un essere vivente sono tutti quei comportamenti, diretti e indiretti, volti a soddisfare la fame. Ora, se ammettiamo che quello di nutrirsi è il più fondamentale bisogno di qualunque vivente, l’unico bisogno ch’egli non può aggirare, lo sfondo di ogni sua percetto, finiremmo col dire che tutti i suoi atti non possono essere che atti alimentari sebbene ogni suo atto particolare non lo sia; ed infatti è così.

Per noi umani vale lo stesso con la differenza che non abbiamo solo bisogni, ma anche desideri.  La nostra fame non è solo di alimenti, ma anche si sapere… chi siamo. E così come l’alimento che placa la fame può farlo solo temporaneamente, anche quello che soddisfa il nostro desiderio di identità deve essere continuamente ritrovato.

Un aspetto fondamentale degli atti alimentari è che essi sono strutturati come un linguaggio, vale a dire che sono definiti dai valori sociali e orientati dalla cultura.

Ne deriva un aspetto in qualche modo paradossale: dal momento in cui parliamo e veniamo inclusi all’interno di una comunità che ci garantisce la sopravvivenza e possibilità di accesso all’identità è come se bisogni e desideri smettessero di appartenerci. I nostri desideri più propri, per essere soddisfatti, devono rispondere a norme sociali — non si può godere senza passare per l’approvazione o la censura l’Altro — volte a soddisfare i bisogni di tutti in generale e di nessuno in particolare; a loro volta i bisogni del nostro corpo ci appaiono come estranei — ciò che il corpo desidera non sempre corrisponde ai nostri desideri: il corpo fa quello che vuole e dobbiamo adeguarci.

Gli atti alimentari umani possono essere allora definiti come quel complesso di comportamenti per mezzo dei quali tentiamo quotidianamente di definire, rappresentare e incorporare la nostra identità collettiva. Un processo in continuo divenire perché, così come non possiamo mai saziarci definitivamente, non possiamo mai arrivare, una volta per tutte, a dire chi siamo e cosa desideriamo.

Cibo

Il reale è dapprima un alimento (Gaston Bachelard)

Ciò che mangiano gli uomini è il coagulo di una trinità che in un’unica sostanza incarna tre aspetti della realtà alimentare umana: il reale, l’immaginario e il simbolico. Questi tre aspetti della realtà sono inscindibili: sono consustanziali o non sono; l’uno non può esserci senza gli altri due. Tuttavia possono essere, in qualche modo, descritti separatamente.

Reale è il rapporto immediato dell’organismo col mangiato e con il suo contesto, ma del reale non si può dire nulla. In modo del tutto assurdo potremmo immaginarlo come il rapporto di un corpo privo di coscienza e di intenzioni col suo nutrimento, o come ciò che sentirebbe una macchina quando viene rifornita di energia. L’aspetto reale del nutrimento potrebbe coincidere con il punto di vista della scienza quando concepisce le reazioni di un organismo al pari di quelle un congegno, anche se molto sofisticato; ma anche questo non è del tutto vero.

Il rapporto cosciente tra esseri viventi e alimenti può invece essere definito immaginario se pensiamo all’immagine in senso gestaltico: l’immagine è quella porzione di reale che emerge dal suo sfondo amorfo perché e per come è attratta dalle intenzioni del vivente; intenzioni che sono a loro volta adeguate capacità del vivente e dettate per lo più dai suoi bisogni. Le qualità della zebra che il leone percepisce quando l’avvista non hanno nulla a che vedere con quelle che percepisce l’elefante o lo zoologo.

L’aspetto simbolico concerne invece il valore dell’alimento ed è una componente della realtà che a noi interessa cogliere dal lato sociale e culturale. Non sarebbe del tutto scorretto dire che ogni essere vivente (animale, vegetale o umano che sia) è in grado di riconoscere nel proprio cibo un valore: quello di soddisfare la fame. Il valore simbolico specificatamente umano del cibo consiste però nel riconoscergli la capacità di soddisfare non un proprio bisogno, ma un desiderio improprio: il desiderio di essere desiderati. Vale a dire che ogni volta che esprimiamo un giudizio sul cibo (mangiandolo, rifiutandolo, rinominandolo etc) stiamo, di fatto, formando e ridefinendo inconsciamente i termini della nostra identità.

Così abbozzata, la definizione di cibo appare (e infatti lo è) problematica e sfuggente. Per provare a mettere un po’ ordine proponiamo allora di definire il cibo un’esca. Questa metafora non è meno complessa, ma ha un vantaggio: ci costringe a metterci dalla parte del cacciatore e a chiederci: che cosa mangiano e perché coloro che non devono fare i conti col problema della fame? Se il cibo è un’esca qual’è il suo contenuto? Che cos’è che in esso ci attrae?

#4 Bello da mangiare – venerdì 27 gennaio – dopocena

FOODA è grata a tutti i partecipanti alla CROSS DINNER del 27 gennaio. La cena è stata molto interessante e grazie alla complementarità professionale e alle passioni di ognuno siamo riusciti a sviluppare un tema, quello dell’estetica nel cibo, non certo immediato. Ecco un breve filmato di riassunto e alcune riflessioni scaturite:

– I confini estetici del cibo si fermano ai confini del piatto?
– Come è possibile rendere visibili il lavoro e la qualità degli ingredienti?
– Quanto è importante la cultura di chi mangia nella valutazione estetica?
– L’esperienza estetica inizia e finisce nell’uomo?
– Se così è, qual’è il significato della contemporanea mania visuale nei confronti del cibo?
– Come cambiano i valori estetici col mutare dei paradigmi storici e sociali?

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#4 Bello da pensare – venerdì 27 gennaio – a tavola con:

Raffaello Prugger: questa iniziativa perché mi incuriosisce in quanto mi occupo da due decenni di ricerca scientifica alimentare, dunque della materia che ingeriamo con il cibo, che entra nel nostro ciclo metabolico e che va a costituire i mattoni del nostro corpo. Sapore, odore, colore e forma costituiscono sensori ancestrali/animali della commestibilità di un cibo e del suo valore nutritivo (es. molti composti bioattivi sono colorati). Tuttavia è anche vero che nel momento in cui consumiamo un prodotto alimentare, insieme alla materia, “ingeriamo/condividiamo” anche una sovrastruttura immateriale costituita di estetica e cultura. Richiamando la massima: Mangiamo per vivere o viviamo per magiare?

Ravi Bellardi: Studente di laurea magistrale in Ecodesign presso il Politecnico di Torino. Sono a Torino per un accordo di doppia laurea con la mia università in Brasile dove ho sviluppato alcune ricerche accademiche relative al Food Design e questa è stata la mia principale area di attività legate alla progettazione e studio. Discutere sulla estetica del cibo mi sembra importante nei tempi che viviamo.

Angela De Marco: Senior Brand Strategist (ho lavorato per molte aziende nel settore del food&beverage). Una buona brand strategy aiuta ad “allineare” le variabili che concorrono alla percezione del “buono”: quelle estetiche, funzionali, di prezzo…il bello è la prima porta verso tutto il resto.

Deborah Castro: Scrivo libri di dolci un po’ speciali per  chi soffre di allergie e mi appassiona il lato estetico delle cose. Sogno nel cassetto è fare la pasticciera, invece… Spero di stare con voi settimana prossima!

Sara Bioses: La mia principale occupazione è nel turismo, mi occupo di tecnologia al servizio delle agenzie viaggi on line. Mi piace tutto ciò che ha a che fare con la cultura del territorio, in particolare ho frequentato dei corsi di degustazione del vino e spesso partecipo a fiere, presentazioni e degustazioni. Mi affascina sentir parlare chi produce vino con passione e mi piacerebbe un domani dare il mio contributo in questo settore.

Chiara Bellavite: Lavoro comunicando per il cibo ma comunicare CON il cibo suona molto meglio! Più che una buona designer sono una buona forchetta

Emilia Bianchini: mi occupo di scrittura e traduzione, sono interessata ad approfondire il rapporto tra arte e cibo, specie in ambito  letterario.

Bettina Jacomini: sono l’editor in chief di Finedininglovers.com. Sarei felice di partecipare.

Paolo Sito: interessato al buon cibo, ai social netwotk ed alla convivialità. Serve altro?

Alessandra Avallone: Sono food stylist e home economist, scrivo libri di ricette e lavoro da molti anni seguendo la convinzione  che un cibo per essere bello deve essere anche buono.  Ma sarà poi sempre vero? E che cos’è un cibo buono oggi? Il cibo occupa da sempre molto spazio nella mia vita, ma non seconde sono le piante e la biodiversità sotto  ogni aspetto.

Ambra Morelli: sono una dietista di Milano (responsabile per la Lombardia dell’Ass. Naz. Dietisti). Mi occupo di nutrizione clinica e, anche se non in modo professionale, di storia della gastronomia e degli aspetti culturali legati al cibo. Parteciperei per la prima volta, quindi non conosco nessuno ma avrò piacere a condividere questa simpaticissima iniziativa.

Claudia Barana: giornalista e presidente associazione de.de.p – design democratico e partecipato. Cibo: strumento di coesione sociale. Con ColtivAzioni Sociali Urbane sperimenteremo attraverso il cibo.

#4 Bello da pensare – venerdì 27 gennaio

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Il ruolo estetico nella percezione del buono.

Come si configura il fattore estetico nell’alimentazione della modernità? Qual’è il ruolo e il peso del bello nell’impaginazione del piatto? Come la tecnologia e la globalizzazione delgusto stanno modificando la percezione del buono? Il giusto e il sostenibile devono anche essere belli?

Ne “L’origine dell’opera d’arte” Heidegger afferma che l’arte è “il porre in opera la verità”, quasi fosse la verità stessa a farsi opera d’arte come qualcosa che ha una sua precisa determinazione. Può sembrare curioso come Heidegger spieghi l’opera d’arte senza far riferimento alla bellezza poiché la verità della vita è essa stessa vita e l’estetica sbaglia perché finisce per essere solo filosofia e non arte. Per investigare sull’arte, la logica va tenuta distante.

In questo stesso senso, partendo dalla monografia di Freud sull’umorismo e sulla comicità,Franz Alexander mostra l’importanza della forma sul contenuto nell’indulgere al piacere per creare l’effetto artistico grazie al piacere che la forma procura.

All’interno del paradigma degli atti alimentari il contenuto è sempre problematico o al limite ovvio. Il fattore culturale per mezzo della ripetizione (tradizione, rito, costume, usanza, cerimonia, etichetta) ha il compito dirigere le scelte e permette di formulare dei giudizi con sicurezza. Quando questo si degrada la forma deve necessariamente prendere il sopravvento per riportare l’equilibrio. Il rischio sarebbe la deriva e l’ansia.

Ne parliamo a cena durante la prossima CROSS DINNER in Appartamento Lago (via Brera 30 – Milano) venerdì 27 gennaio.

Il menù della serata di Andrea Vigna:
Vellutata porri e pioppini
Cavatelli cacio e pepe
Misto forno
Torta di noci

#3 La fame aguzza l’ingegno – lunedì 3 ottobre – dopocena

FOODA ringrazia tutti i partecipanti alla CROSS DINNER di lunedì scorso in Appartamento LAGO per la bella serata e lo spirito di partecipazione che ha permesso di approfondire il temma della crisi e dell’alimentazione. Sono sorti temi e riflessioni molto interessanti. Ecco un  riepilogo invitandovi a continuare la conversazione on-line o (meglio ancora) di persona:

– Di chi è la responsabilità dell’educazione alimentare?
– Le scelte fatte a tavola sono anche scelte politiche?
– Come rendere evidente a tutti la relazione tra cibo ed energia?
– Le persone vogliono essere consapevoli?
– La gamificazione dei consumi può essere una strategia educativa? In che modo?
– In che modo le mode possono innescare fenomeni positivi di apprendimento e partecipazione?
– Cos’è il valore e cosa significa dare valore al cibo?

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#3 La fame aguzza l’ingegno – lunedì 3 ottobre – a tavola con:

Marco Porcaro: sono uno dei founder di Geomercato una piattaforma internet per la vendita diretta e per la distribuzione di prodotti agricoli locali. Mette in contatto produttori e consumatori tramite Internet e organizza la consegna della spesa a domicilio. Sono interessato ai temi legati al food e alla sua distribuzione locale.

Pepa Cerruti: Editor e giornalista con la passione per la gastronomia. Scrivo sul mensile di viaggio Meridiani dove spesso parlo del cibo del mondo, dalla Norvegia al Madagsascar.

Sabato Manzo: penso di poter portare la mia esperienza di come la crisi abbia rimodulato la strategia commerciale di un’azienda che si occupa di produzione di zuppe!
Abbiamo vinto diversi premi (Sial, Parigi\ TuttoFood Milano\ Anuga Colonia) come prodotto innovativo nell’ambito di proposta di un pasto veloce in un pack esay to go.
MO è il nostro nuovo marchio. Vorrei potervelo raccontare da vicino insieme al mio socio che sviluppa tutta la parte operativa.

Ravi Bellardi: studente di laurea magistrale in Ecodesign presso il Politecnico di Torino. Sono a Torino per un accordo di doppia laurea con la mia università in Brasile dove ho sviluppato alcune ricerche accademiche relative al Food Design e questa è stata la mia principale area di attività legate alla progettazione. Vorrei entrare in contatto con FOODA e essere coinvolto nelle sue attività. Questo è il motivo del mio interesse a partecipare alla Cross Dinner.

Angela De Marco: consulente per le strategie di marca presso Robilant&Associati. Ho lavorato anche con numerosi brand del settore Food&Beverage, tra cui Amadori, Ferrari, Gancia. Sono convinta che in questa fase di crisi occorra ripensare la relazione tra noi consulenti e le imprese e tra le imprese e i consumatori. Spero che la fonduta di pecorino mi aiuti a ragionarci…

Mauro Forconi: startupper impenitente, le ha provate tutte, dal marketing online al Social Lending. Produttore di montepulciano e vino cotto nel sud delle Marche.

Diego Giovanni Tommaso Bevilacqua: laureato in Scienze e tecnologie Alimentari, lavoro come food contact expert (consulenza tecnico legislativa su imballaggi e materiali a contatto con alimenti) da 4 anni e sono buongustaio da sempre. Mi piace cucinare e creare in cucina, socializzare dietro un bicchiere di vino e un piatto di pasta.

Federica Bocina: Innovation Manager in Barilla, dopo aver vissuto il mondo Ferrero e successivamente anni di consulenza in UK come Strategic Designer, sempre in ambito Food&Beverage. Curiosa e Buongustaia mi interessa tutto ciò che gira attorno alla CREAZIONE e alla scelta attenta dei dettagli: combinazioni/texture/tempi/profumi/sapori che fanno del cibo e dell’alimentazione una questione di Cultura del Gusto. Nuove interazioni e nuovi scenari di esperienza senza scordare il profondo valore del “Saper fare”.

Erica Sartori: Gestisco un’ eco libreria a Milano e organizzo eventi che hanno l’obiettivo di diffondere la cultura della sostenibilità. Lavoro per Valcucine. Mi interessa il food sia per soddisfare il palato, ma anche come strumento per evolvere e imparare prestare maggiore attenzione al mondo che ci circonda, soprattutto attraverso le scelte. Ci vediamo a tavola 😉

Tomaso Cascione: International Marketing Manager, responsabile per l’innovazione e lo sviluppo di nuovi prodotti di Vileda. La cucina vista prima e dopo aver cucinato. Appassionato incorreggibile di cucina e di viaggi, ricercatore ostinato di “posticini” in giro per il mondo.

Giuseppe Fondacaro: In prima linea sullo sviluppo di un nuovo format di ristorazione e non solo, entrato da pochissimo a far parte di questo progetto, ho finalmente ritrovato la passione che mi lega fin da piccolissimo a questo mondo. Parola d’ordine, non si finisce mai d’imparare!

Cecilia Cattoni: neolaureata in Design di Interni presso il Politecnico di Milano. L’anno del 2011 è stato finalmente dedicato alle mie più grandi passioni e attitudini:
fotografia, food events e food design che ho approfondito grazie a corsi di specializzazione presso la Naba. Sono una persona creativa a cui piace “sporcarsi le mani” lavorando e sperimentando più discipline/ambiti contemporaneamente.

#3 La fame aguzza l’ingegno – lunedì 3 ottobre

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Alla prossima CROSS DINNER di lunedì 3 ottobre cercheremo di capire in che modo le crisi stanno stimolando approcci nuovi e sostenibili all’offerta e ai consumi alimentari e non solo. Nel mondo sono innumerevoli le iniziative che hanno fatto della contingenza uno stimolo a innovare nei servizi e a ripensare i consumi in modo sostenibile. C’è chi lo definisce consumo intelligente ed è il frutto di cambiamenti profondi che nascono dal basso e dai bordi.

Le possibilità, i luoghi e i modi sono in aumento e sono potenziati dal web e dalle reti sociali. Parliamo ad esempio di Stockbox Grocers, un tentativo di riportare il cibo all’interno delle comunità cittadine combattendo l’anomia da supermercato; delle Seedy Sunday, le domeniche dei semi di Brighton in cui è possibile contribuire a mantenere la biodiversità scambiandosi sementi; del progetto La Cocina che mira a dare alle donne immigrate a San Francisco gli strumenti per mettere in piedi il proprio micro-ristorante; di Grow the planet, un progetto tutto italiano per connettere in rete i microcoltivatori e gli orti urbani; del blog e del libro di Lisa Casali sulla cucina degli avanzi e di moltissimi altri progetti che hanno saputo cogliere le opportunità della crisi dando una nuova direzione ai valori del consumo.

Ora tocca a voi raccontarci le vostre idee e condividere i vostri progetti. Durante la cena potremo scambiarci pareri e iniziare nuove collaborazioni.

Il menù della serata di Andrea Vigna:
Fonduta di pecorino con uovo pochet
Risotto al pomodoro
Zucca al forno al profumo di rosmarino con polpettine di salsiccia
Pannacotta al miele d’acacia

L’appuntamento per la prossima CROSS DINNER è in Appartamento Lago (via Brera 30 – Milano) lunedì 3 ottobre.

#2 Food For Future – mercoledì 13 luglio – dopocena

La CROSS DINNER di ieri sera è stata a dir poco entusiasmante e il menù di Andrea Vigna all’altezza della situazione. Gli ospiti hanno tenuto egregiamente la conversazione. Dalla sotenibilità all’innovazione tecnologica, dal ruolo delle università a quello delle aziende, dal km0 alle strategie di formazione e informazione alimentare, il futuro del cibo e i suoi scenari sono stati sviscerati e approfonditi durante una cena a base di idee ed esperienza. Un grazie a tutti gli ospiti da parte di FOODA e un arrivederci a settembre.

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#2 Food For Future – mercoledì 13 luglio – a tavola con:

Margherita Facca: ArtDirector wannabe. Nel tempo libero sperimento cucina argentina e altro. Nel frattempo mi preparo a diventare una provetta gattara.

Lorenzo Piazzi: Pubblicitario scappato di casa, figlio di pastai e cuochi. In una parola, un designer mancato.

Nadia plasti: Founder Girl geek dinners Modena & Instagramers Modena, online communication specialist & graphic designer, independet blogger

Carlotta Piccaluga: L’intensità è il sale della vita, l’ingrediente base. Aggiungete freschezza, irriverenza, originalità q.b. ed otterrete il mio personalissimo mix esplosivo.

Rosario Briguglio: Abito a milano in porta romana solo nel we, durante la settimana sono a Desenzano in quanto lavoro alla Cameo come Innovation Manager, il mio lavoro è quello di progettare prodotti e concetti per l’industria alimentare, i miei interessi coprono la parte di  ideazione, studio e anticipazione dei trends in ambito food.

Danilo Jon Scotta: Sono un giornalista e mi occupo di arte contemporanea, architettura, design e fotografia. Vivo a Parigi da 10 anni, stasera sono qui a Milano

Nicola R. Ticozzi: Direttore dei Corsi di master Design Experience presso consorzio Poli.Design del Politecnico di Milano, giornalista

Michael Day: Faccio il corrispondente in Italia per L’Independent, un quotidiano inglese. Qualche volta il giornale pubblica articoli su design, e spesso sulla cucina – soprattutto nella rivista dell’edizione di sabato. Quindi pensavo potrebbe una buona idea accettare l’invito.

Emina Cevro Vukovic: Giornalista, scrittrice, insegnante yoga, ecoattivista, è impegnata sui temi del sociale e della sostenibilità ambientale, tra i suoi progetti Lunedì Sostenibili – network for greener cities. Collabora con Naba, dipartimento design, sui temi della sostenibilità legata al cibo.

Luca Labarbuta: Interessato a partecipare all evento del 13 evetualmente anche con vino e successivamente a proporre cena a tema.

Vito Gionatan Lassandro: Appassionato studioso dell’uomo, delle sue ragioni e dei suoi linguaggi. Progettista di atti alimentari.

Elisa della Barba: Giornalista, scrivo online e offline di arte, fotografia, viaggi ed enogastronomia, che sono anche le mie passioni. Amo il mare, l’estate e la musica.

#1 Da virtuale a reale – mercoledì 6 luglio – dopocena

La CROSS DINNER di mercoledì 6 luglio organizzata in Appartamento LAGO è andata molto bene. Un clima di intesa e comunione si è creato quasi immediatamente tra i partecipanti che tra una portata e l’altra hanno completamente sviscerato il tema dei social network: dagli aspetti più tecnici a quelli di interesse più sociale. L’atmosfera molto accogliente che si respira in Appartamento LAGO e l’ottimo Ribolla Gialla hanno fatto il resto. A fine serata la conversazione è fatta sempre più animata e partecipata e Twitter ha guadagnato un paio di iscritti in più. Noi di FOODA siamo contenti di avere potuto applicare le proprietà connettive della tavola con degli ospiti tanto gentili.

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#2 Food For Future – mercoledì 13 luglio a Milano

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Alla prossima CROSS DINNER di Mercoledì 13 luglio si parla di come il cibo cambia il nostro futuro. FOODA riunisce attorno alla tavola dell’Appartamento LAGO chi con il cibo, la sua produzione e il suo immaginario ci lavora.
L’invito è aperto a chi si occupa della comunicazione e della produzione di ciò che ogni giorno troviamo nel piatto, a chi con il cibo fa innovazione e commercio, a chiunque ha una visione o un progetto per un futuro molto prossimo.

Il cibo è stato il primo impulso che ha spinto l’uomo verso l’innovazione. Se oggi possiamo passare ore a scegliere la meta per le prossime vacanze o a vistare mostre d’arte, passare a scuola quasi un terzo della nostra vita o semplicemente stare qui a leggere questo articolo è per un motivo: abbiamo sufficiente tempo per farlo. Questo tempo “in più” lo abbiamo guadagnato sottraendolo alla ricerca, alla produzione e alla preparazione del cibo. Perché questo fosse possibile è stato necesario sviluppare le capacità e gli strumenti adatti a produrlo (agricoltura), condividerlo (organizzazione sociale), riconoscerlo (cultura), difenderlo (esercito), trasformarlo (industria), spostarlo (trasporti), mostrarlo (comunicazione), venderlo (mercato)…

Dove si stanno spostando i confini della produzione e del consumo?
Come il cibo cambierà (o sta già cambiando) il nostro futuro?

Il menù della serata di Andrea Vigna:
Pomodoro affogato
Fusilloni al pesto mediterraneo
Falafel con panna acida e ratotuille
Zabaione leggero al limone

#1 Da virtuale a reale – mercoledì 6 luglio – convitati

Ecco qui i profili degli iscritti per la prima CROSS DINNER di mercoledì 6 luglio.

Alessandro Donadio: Sono un 38enne che fa impresa. Appassionato di organizzazioni e persone.

Cecilia Melli: Bellissima l’idea dei cross dinner! Molto new york… C’è ancora un posticino per me? Sono Cecilia! E temo di aver già esaurito i 140 caratteri… Ho 28 anni e vivo a Milano, sui navigli perchè mi piace l’acqua. Lavoro come freelancer perchè mi fa sentire viva e curiosa, nonostante tutto. Il mio segno zodiacale è acquario, e mi rappresenta davvero bene. Sono molto felice di poter partecipare al primo incontro, grazie!

Antonio Ferrario: 38 anni, vivo e lavoro a Milano, ma con la testa sono sempre in viaggio alla ricerca di esperienze per tutti i “sensi”, gusto in testa come si intuisce facilmente incontrandomi.  Amo l’avventura, l’esplorazione e tutte le cucine del mondo

Cristina Simone: 28enne ciociara trapiantata a Milano da 3 anni. Affetta da shopping compulsivo e crisi da disconessione! E non mi separo mai dall’iphone

Maria Greco Naccarato: Home economist, food Stylist. Sul mio sito e sul mio blog tutte le informazioni che 140 caratteri non possono spiegate

Arianna Marinoni: Ho un telefono che NON fa anche il caffè e non sono una social network addicted, ma solo perché non sono ancora diventati abbastanza “real + virtual”. Quindi…wow la cross dinner! Posso venire anche io? (ah, sono anche vegetariana, quindi il menù è proprio perfettissimo!)

Andrea Romoli: Brillante, empatico, adrenalinico, buongustaio, viaggiatore, abitante nel cyberspazio

Angela Cocchiarella: Sono un mix: a volte aperta, altre chiusa, donna sì, ma anche un po’ maschiaccio, un’instancabile sognatrice che ancora sta imparando a stare con i piedi per terra, pronta a mettersi in viaggio per riscoprirsi!

Francesca Scherini: Amo le situazioni conviviali e, forse perché non so cucinare, credo da sempre che  il piatto forte delle cene siano i commensali! Ecco perchè mi farebbe molto piacere sedere al vostro tavolo

Moira Francesca Torri: 34 anni, vivo e lavoro a Bergamo. Sono sempre proiettata verso il futuro. Amo la natura, stare con amici e la buona cucina

Marco Gialdi: Vivo di idee mi nutro di entusiasmo, mi esprimo con la cucina e la fotografia

Settimia Ricci: Sono giornalista free-lance e oltre a collaborare con riviste di nicchia mi occupo di uffici stampa. I settori che preferisco trattare sono enogastronomia, moda e bellezza, arte, artigianato e design, cultura, e poi anche problematiche sociali legate all’infanzia (sono volontaria nelle scuole primarie). Non so se sono proprio 140 battute esatte ma spero che possa bastare, altrimenti potete consultare il mio blog

#1 Da virtuale a reale – mercoledì 6 luglio a Milano in Appartamento LAGO

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Quanti amici hai su facebook? Quanti contatti su linkedin? Quanti ti seguono su twitter? Quanti di questi non hai mai visto in faccia? (le foto del profilo non valgono!)
E’ arrivato il momento di stringere le maglie della rete e dare la mano ai tuoi contatti virtuali. Il tema della prima CROSS DINNER è “Da virtuale a reale”. Appariranno attorno a una tavola imbandita i profili dei vostri contatti on-line per condividere nuove idee e opinioni oltre a foto e segnalazioni.
Puoi invitare direttamente qualche tuo contatto che vorresti finalmente incontrare di persona (chi ha il cv più interessante o chi posta le immagini più curiose) o essere selezionato per affinità in base alla breve descrizione che ci invierai.

L’appuntamento per la prossima CROSS DINNER è in Appartamento Lago (via Brera 30 – Milano) mercoledì 6 luglio. Potrai conoscere persone e personaggi con cui intavolare nuove e piacevoli conversazioni, allargare la tua rete di contatti lavorativi,  diffondere le tue idee e lasciare che il caso faccia il resto.

Il menù della serata:
– Tzatziki con focaccette
– Gnocchi di ricotta con pomodoro fresco e basilico
– Hamburger di patate con insalatina di stagione
– Bavarese alle fragole

L’appuntamento è alle 20.30.