FOODAM | Food Design & Art Museum

Big Burger by Tjalf Sparnaay 2015, 180 x 120 cm, oil on linen. Courtesy Bernarducci Meisel Gallery New York

Cibo e Godimento al di là del principio di piacere – Call for submissions.

In occasione di MILANO FOOD CITY, dal 4 all’11 maggio 2017, FOODAM | Food Design & Art Museum presenterà una mostra, una conferenza e chissà che altro sul rapporto tra Cibo e Godimento.

Invitiamo artisti, filosofi, attori, scienziati, mecenati, ricercatori, progettisti, musicisti, poeti, amanti… a segnalare il loro interesse a partecipare attivamente coi loro corpi e con la loro mente, coi loro mezzi e coi loro saperi alla realizzazione dell’evento.

Tutto è ancora da definire: siamo aperti ad ogni suggestione, proposta, progetto che non abbia timore di affondare i canini nel tema che da mezzo secolo risuona, come una voce fuoricampo, nell’immaginario di cui è imbevuto l’occidente. Il godimento – qui e ora – è la promessa fondamentale che gli “oggetti” e le “esperienze” alimentari ci fanno ogni giorno. Si gode della velocità, dell’origine, dell’esclusività, della rarità, dell’esoticità, della disponibilità, dell’asetticità, della forma, della consistenza, dell’ambientazione, dell’immagine,… ma sappiamo cosa significa godere realmente?

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"Il reale è dapprima un alimento"

GASTON BACHELARD

"... ma il reale è digeribile?"

GIANNI-EMILIO SIMONETTI

Siamo fatti letteralmente di cibo.

Dal punto di vista della fame ciò significa che diventiamo ciò che mangiamo e mangiamo ciò che desideriamo diventare. Dal punto di vista della cucina ciò implica che, in quanto umani, abbiamo tanto la possibilità che la responsabilità di fare ciò che ci fa. Si chiama libertà.


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Se ti interessano le nostre attività, se hai suggerimenti o se vorresti far parte di FOODA puoi scriverci a info@fooda.org


Che cos’è il food design


Cos'è il cibo?

Progettare il cibo è progettare la realtà. Ma che cos'è il cibo? Una delle risposte possibili alla domanda "cos'è il cibo?" coincide con quella che si potrebbe dare a una domanda altrettanto fondamentale: cos'è la libertà?

Che cos'è, dunque, il cibo?

Per un verso, se sommassimo tutto quello che l'umanità ha chiamato cibo nella sua storia il mondo stesso sarebbe cibo; tutto sarebbe cibo!

Dall'altro lato, se invece sommassimo tutte le costrizioni e i tabù che riguardano e hanno riguardato il cibo, l'umanità si estinguerebbe nel giro di una generazione poiché quasi nulla sarebbe definibile come cibo.


Di cosa ci nutriamo?

Per rispondere alla domanda su cosa sia il cibo potremmo rifarci ad un antico proverbio tedesco: Mann ist was Mann isst. Grazie al gioco di parole si può leggerlo in due sensi: siamo quello che mangiamo - ma anche - mangiamo quello che siamo.

Da un punto di vista fisiologico questo proverbio dice la verità dal momento che tutti noi siamo fisicamente costituiti da quello che mangiamo. D'altronde questo è vero anche per piante e animali, anch'essi fatti degli alimenti di cui si nutrono.

A questo punto la domanda diviene: di cosa è fatto l'umano? qual'è l'essenza di cui è fatta l'umanità? il cibo umano in cosa differisce da quello animale o vegetale?


"Der Mensch ist, was er isst"

LUDWIG FEUERBACH

Se interpretiamo il proverbio dal punto di vista del filosofo Ludwig Feuerbach notiamo che il suo significato cambia drasticamente.

Secondo la nuova lettura noi diventiamo quello che mangiamo - e anche - mangiamo quello che desideriamo diventare.

Cosa implica questo passaggio dall'essere al divenire? Come è fatto il cibo che fa diventare umani? Che cos'è che desideriamo diventare? Di che sorta di cibo siamo fatti?


“il desiderio è inconcepibile senza il linguaggio”

JACQUES LACAN

Lacan direbbe che l'umano è letteralmente fatto di linguaggio. Non a caso Gianni-Emilio Simonetti ha scritto che "GLI ATTI ALIMENTARI SONO STRUTTURATI COME UN LINGUAGGIO".

Se dunque siamo fatti di linguaggio, di cosa è fatto il cibo che ci fa umani? Che cos'è il cibo?


“A symbol is a sign which stands for its object in respect of a law”

CHARLES SANDERS PEIRCE

"Cibo" è, prima di tutto, una parola. E una parola è prima di tutto un segno, meglio, un simbolo. Ma cos'è un simbolo?

Il simbolo, per Peirce, è un segno che rappresenta l'oggetto in virtù di un riferimento a una legge, o a una convenzione (simboliche e arbitrarie).

Ciò significa che nulla di naturale o necessario scorre tra il segno e la cosa; infatti non c'è niente di naturale nelle leggi simboliche umane, così come non c'è niente di naturale nel cibo umano.

Solo gli esseri umani hanno un linguaggio simbolico, e dunque solo gli esseri umani possono avere una dieta.


“ogni animale è nel mondo come acqua nell'acqua”

GEORGES BATAILLE

Gli animali, al contrario, non hanno diete (non scelgono cosa mangiare), proprio così come non hanno un corpo o un ambiente. Questo perché l'animale è il suo cibo, è il suo corpo, è il suo ambiente. Solo l'animale, davvero, è quello che mangia.

Questa relazione indissolubile noi la chiamiamo "istinto".


"Il lavoro è, prima di tutto, un processo nel quale l'uomo [...] agisce sulla natura esterna modificandola; in questo modo egli simultaneamente modifica anche la sua propria natura."

KARL MARX

L'istinto però non si applica all'uomo. L'alimentazione umana è sempre appresa culturalmente: cosa, quando o come mangiare sono saperi che si consolidano con l'educazione. Solo l'uomo, infatti, può sbagliare dieta.

Il cibo umano proviene ed è stabilito sempre da una certa morale, da una certa etica o da certe tradizioni. In cibo umano è sempre simbolico, dunque artificiale.

Il cibo umano, infatti, non esiste in natura. Ciò che noi chiamiamo "naturale" può essere un brand, un'etichetta, una certificazione, un immaginario, un business... ma sicuramente il cibo "naturale" non ha niente a che fare con la Natura. Ciò significa che in quanto umani fatti di linguaggio siamo, da capo a piedi, costituiti da cibo artificiale.

Tutti noi siamo degli ORGANISMI ARTIFICIALMENTE MODIFICATI.

Dunque, che cos'è il cibo? di cosa siamo fatti? di cosa si nutre l'essenza umana? e... che cos'è a questo punto la libertà?


“La cultura è la natura dell'uomo”

CLAUDE LÉVI-STRAUSS

Se il cibo è un simbolo vuol dire che il suo significato (la sua forma, il suo contenuto come il suo sapore) è stabilito culturalmente.

Quella che chiamiamo Cultura decide non solo del nostro sesso, del nostro nome, della nostra lingua, ma anche del nostro cibo, del nostro gusto e dunque dei nostri desideri. Quello che chiamiamo il nostro gusto non è mai davvero solo nostro.

Ma se questo è vero allora tutto potremmo dire meno che di essere liberi. Saremmo così costretti ad ammettere che, alla fine, l'unica differenza tra l'umano e l'animale è che mentre il nostro istinto è appreso culturalmente, quello animale è trasfuso filogeneticamente.


“the limits of my world are the limits of my language and [...] I am my language”

LUDWIG WITTGENSTEIN

Dunque, che cos'è il cibo propriamente umano? Di cosa è fatto l'uomo? E, cos'è a questo punto la libertà?

Nel recente documentario che la riguarda Amy Winehouse, ad un certo punto, parla della musica che ascoltava e cantava prima di cominciare a scriverla; qui, sebbene citi nomi importanti, non può non lamentarsi del fatto che la musica con cui si alimentava non era adatta alla sua sensibilità. La paragona addirittura a "pattume" che altri preparavano per lei e che lei era costretta a cantare.

Il suo cibo era la musica. La musica era il suo cibo simbolico. E la musica che cantava era il cibo che la cultura del suo tempo le metteva in tavola. Che fa allora?

"Having listened to great songwriters like James Taylor and Carole King, I felt there was nothing new that was coming out that really represented me and the way I felt. So I started writing my own stuff.” (Amy Winehouse)


“La cultura materiale esige di esserci fisicamente stati!”

GIANNI-EMILIO SIMONETTI

Ecco spiegata, in pratica, l'essenza del cibo umano. Che il nostro cibo sia simbolico implica che non possiamo prescindere dalla Cultura per nutrirci. Che il nostro cibo sia artificiale, però, implica che, in quanto umani, abbiamo tanto il potere, che l'enorme responsabilità che ne consegue, di fare ciò che ci fa.

L'uomo s'è fatto uomo in cucina. L'uomo ha fatto sé stesso creando la sua natura, i suoi bisogni, i suoi desideri, i suoi significati, il suo cibo.

Dunque, per l'ultima volta, cos'è il cibo? Il "cibo" è il simbolo di ciò di cui siamo fatti. Il cibo è il simbolo di noi stessi. Il cibo che mangiamo, qualunque cosa sia, ciò che fa di noi quello che siamo.


“Dilige et quod vis fac”

AGOSTINO

E dunque, che cos'è la libertà? La libertà è ciò che nessuno può darci, un lavoro che nessuno può fare al nostro posto. La libertà, come ha detto Sant'Agostino, è fare quello che si vuole, è il grande lavoro che comporta il fare ciò che ci fa, è fare il proprio cibo.

Cross Dinner


IL GUSTO DEGLI ALTRI

CROSS DINNER è un modo di fare del convivio il complemento materiale alla diffusione dei social network. L'occasione per fare incontrare idee e persone nuove attorno ad una tavola ben imbandita.

 


COME FUNZIONA

  • Ogni cena ha come piatto forte un tema specifico e coinvolge sia professionisti che appassionati.
  • I convitati non si conoscono tra loro ma condividono un interesse comune.
  • Ad ogni cena possono partecipare fino a un massimo di dieci persone.
  • Quota associativa: 10 euro + costo della cena

DOVE

Ogni CROSS DINNER può svolgersi in un luogo diverso. La selezione della location e del menù è a cura di Andrea Vigna.

Puoi ospitare una CROSS DINNER anche a casa tua o in luogo da te scelto, mettere a frutto la tua anima sociale e i tuoi contatti. Inviaci la tua candidatura via e-mail e dicci come ti piacerebbe organizzare la serata.


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